Ficca il naso

mercoledì 15 novembre 2017

Le tre scene che mi hanno fatto piangere

Le tre scene che mi hanno fatto piangere

 Non sto piangendo, non sto assolutamente piangendo, capito?!

Lo ammetto, la mia amalgama emozionale dimostra un funzionamento bislacco. Sono rimasto impassibile a tutte le morti della serie di Game Of Thrones, anche le più "emozionali", mi sono addormentato durante il finale di Forrest Gump e no, non guarderò mai i dannati film con i cani come protagonisti. Forse solo Scooby Doo. D'altra parte sono stato beccato a frignare alla fine del Tristo Mietitore di Terry Pratchett, ho le lacrime alla carica dei Rohirrim, alla morte di William Wallace e mi rifiuto categoricamente di guardare una certa puntata di Futurama. Diamine di cani.
Quindi non so dire se sono sensibile o meno, però ci sono tre scene di tre opere diverse (parlo di opere visive, i libri hanno secondo me una digestione più complessa. Basta pensare che Ygritte, la missnonsainientejonneve, mi ha fatto versare della lacrimucce durante la lettura, mentre nella serie tv ho addirittura goduto della sua morte) che mi colpiscono al cuore come una blitzkrieg.

Dunque voglio condividerle con voi... ALLONS-Y!

L'ultimo Samurai, la carica contro le gatling


Siete senza cuore, s-siete senza cuore lo sapete?!

Io adoro le gatling, ognivolta mi emoziono a quel ticchettare furioso che dispensa morte...
I miei romanzi sono STRACOLMI di gatling, ma...
Non qui. Io ritengo questa scena la più epica del mio immaginario, c'è poco da fare. Perché se Bravehearth può urlare libertà dinnanzi a un milione di inglesi oppure il discorso di Aragorn al cancello nero può essere perfetto, dei samurai che caricano delle gatling sono l'apoteosi dell'epico.
E non di quell'epico rigonfio alla 300.
A mio parere è un'epicità delicata, minuziosa, sicura della sua sconfitta davanti all'incedere della modernità, ma capace di ergersi un'ultima volta e di uscire di scena nel miglior modo possibile.
Non ci sono discorsi, nessun fiume di parole incoraggianti, solo un grido di battaglia.
Poi il silenzio delle gatling, niente musica, soltanto il tuonare dell'industria che spazza via una civiltà. Non voglio parlare delle inesattezze storiche, prendete questa scena come una grande metafora, un simbolismo d'azione addirittura. Io rimango ognivolta senza fiato, non solo dalla regia magnifica della scena, bensì da quei tre piccoli particolari che la rendono un piccolo gioiello.
Il soldato che s'inchina con le lacrime agli occhi, seguito dai commilitoni.
L'ultimo sguardo ai fiori di ciliegio da parte di Katsumoto e, rifacendosi all'Haiku "The perfect blossom is a rare thing. You could spend your life looking for one, and it would not be a wasted life", pronuncia le sue ultime parole: "Perfect... They are all... perfect...".
Infine la frase che chiude il film...
"Tell me how he died."
"I will tell you how he lived."

Nel frattempo, poco distante, potrete vedere un Regogolo Boemetto piangere ispirato.

I Simpson, istantanee della vita di Homer


I Simpson sanno colpirci in molti modi, in particolare grazie agli stacchi improvvisi tra comicità e quel velo di malinconia che alcune volte traspare dall'opera. Non mi esprimo sul valore delle ultime stagioni, ma credo che tutti siano d'accordo con me nel dire che l'epopea Simpson degli anni 2004-2010 sia stata una cavalcata di memorabilità. Con altrettanta malinconia si ricorderanno le scene strappalacrime della morte di Mona Simpson, del famoso notturno silenzio di Homer e del sacrificio di un padre di famiglia nella scena "Do it for her". Tuttavia, a smuovere le mie ghiandole lacrimali, è un'allusione forse più sottile: potremmo chiamarla la Homer Photo Life, perché definirla le foto di se stesso che Homer ha scattato nella sua vita suona male. Per chi non se la ricordasse, ecco il link...
Servono commenti?
A mio parere questo minuto e quarantasei secondi è tragicamente normale.
Ci vedremo scorrere davanti la vita di una persona mediocre: voti bassi, famiglia sconquassata, adolescenza esuberante, il vortice dell'alcolismo. Non succede nulla di così drammatico, eppure al termine della scena ci sentiamo a disagio, una malinconia impalpabile che preme sul petto.
La musica struggente?
Il sorriso che scompare via via che passa il tempo?
Oppure vedere un personaggio comico come Homer sotto una luce diversa, così cruda?
Non so dare una risposta precisa.
Però, a vedersi passare davanti una vita buttata in solo un minuto, mi fa comprendere che non solo il tempo che ci è concesso è davvero poco, ma è forse dargli un senso l'impresa più difficile.

Fa pensare eh? Grazie Simpson (Non per il cane, diamine di Futurama)

Il finale di Gurren Lagann


Qui ho deciso di calare il pezzo grosso. Gurrenn Lagann ha avuto per me una storia difficile: se da adolescente era un anime che non mi ispirava, all'alba dei miei vent'anni si è trasformato nel mio anime preferito. Potrei parlarne per ore: non so quanto il mio immaginario sia stato influenzato dalle tematiche, dalla comicità e dall'irruenza di quest'opera nipponica. Per me Gurrenn Lagann ha tutto quello che un anime dovrebbe avere in ventisette episodi. Combattimenti, comicità, tamarraggine, tette, storia al cardiopalma, ancora tette e... lacrime. Per chi non se lo fosse visto eviterò di scendere nei dettagli per lo spoiler, anche se ormai sono dieci anni che Simon e Kamina hanno portato a termine la grande sfida dell'umanità verso il...tutto? Come potrebbe completarsi questa sfida?
Tarallucci e vino?
No! Un eroe, uno con la E maiuscola (non buffoni con i superpoteri, con i pettorali scolpiti e la mascherina per non farsi riconoscere), è tanto più valoroso sia quanto il suo avversario è imponente sia quanto è crudele il sacrificio che deve compiere per sconfiggerlo. Morire è semplice per arrivare alla vittoria, ma la vera perdita non è se stesso ma qualcosa d'altro, più struggente, sottile, che va a colpire l'emozione più dolce in cui l'uomo può cullarsi. E accettarlo, mentre ci si allontana in silenzio da ciò che è stato salvato grazie al proprio contributo, rappresenta per me il vero significato di eroe.
Questo riassume il finale di Gurrenn Lagann.
Il sacrificio più doloroso, che supera quello della propria morte.
L'incertezza del futuro, sul quale anche il più potente degli eroi non ha potere.
E infine l'ingiustizia insita nella vita di noi mortali, dove non necesseriamente il più puro riceverà la "ricompensa" (Mini spoiler: rimane presidente uno stronzo come Rossiu) ma se è tale combatterà per il suo ideale a prescindere dal risultato (é ciò che insegna Kamina al buon Simon, dopotutto).

Eppure il messaggio è di speranza:"Noi continuiamo a evolvere di minuto in minuto; ad una semplice rotazione, anche se di poco, noi avanziamo. Proprio come la spirale della trivella!"

Regogolo Boemetto


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